L’OPERA
Kenny Scharf – Driving Me Crazy
Driving Me Crazy è un’opera di Kenny Scharf datata 1984. L’opera è firmata in originale ed è stata realizzata con gouache e inchiostro su carta.
Driving Me Crazy fa parte del nucleo di opere di Kenny Scharf ispirate all’arte africana e al tribalismo artistico tipico degli anni ‘80.
Durante la mostra Figuration Libre France/USA, in cui partecipò al fianco di Jean-Michel Basquiat, Kenny Scharf teorizzò nel suo catalogo una vera e propria “religione”, il Jetsonism, composta da un linguaggio in codice alieno, ricco di simbolismi tribali conoscibili solo dall’artista e da chi decide di aderire al suo movimento. Questi simboli sono raffigurati nei denti del personaggio rappresentato nell’opera.
L’opera funge come un primo studio preparatorio di quelle che saranno le sculture tribali che l’artista realizzerà negli anni successivi. Il personaggio raffigurato in Driving Me Crazy è una delle prime rappresentazioni del celebre “Scary Guy”, che l’artista continua tutt’oggi a rappresentare e che simboleggia l’animo più ribelle e istintivo di Scharf.
L’opera di Kenny Scharf, Driving Me Crazy misura 60,7×48 cm.
Kenny Scharf, Driving Me Crazy: Prezzi e Quotazioni
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L’ARTISTA: KENNY SCHARF
Kenny Scharf e la scena dell’East Village
Kenny Scharf nasce a Los Angeles nel 1958. Trasferitosi successivamente a Manhattan si iscrive alla School of Visual Arts New York City dove si diploma nel 1980. È in questi anni che Scharf entra in contatto con artisti come Andy Warhol, che sarà suo mentore, Jean-Michel Basquiat e Keith Haring e, insieme a questi ultimi due, parteciperà alla scena artistica dell’East Village di New York.
La produzione artistica di Scharf ha spaziato tra pittura, scultura, moda, video, performance art e street art. Tema principale delle sue opere sono le promesse futuristiche che venivano lanciate durante gli anni ‘80, la cultura popolare, i personaggi dei cartoni animati, come i Flintstones e i Pronipoti, e ancora soggetti che richiamano la cultura americana e la classe media, in ambientazioni apocalittiche.
“Io lo chiamo Surrealismo Pop Astratto. Il mio stile è una fuga pericolosa dalla realtà. Per me rappresenta l’evoluzione dell’uomo, il non cedere all’acquario tout court, non diventare un ‘pesce nell’acqua’. Ho attraversato la scena artistica della Downtown New York a colpi di fantascienza e navicelle futuristiche. Oggi guardo alla pop art degli anni Cinquanta e Sessanta con lo stesso sentimento etilico: uno splash di colore, irriverenza e parecchia meraviglia infantile”.
In questo periodo, inoltre, Scharf inizia ad esporre per importanti gallerie come Fun Gallery e da Tony Shafrazi e per la Whitney Biennial del 1985, dove Demetria Daniels commentò il suo lavoro dicendo che … “ti lascia con speranza, gioia, gioco e ottimismo, e un senso di amore”.
Successivamente si sono susseguite numerose mostre internazionali come alla Galerie Bruno Bischofberger di Zurigo o alla Akira Ikeda Gallery di Tokyo.
Le Cosmic Caverns
Infrangere le barriere, comunicazione e creazione sono concetti base delle opere di Kenny Scharf, il quale vuole comunicare uno stile di vita all’interno delle sue opere. Da qui parte lo studio per la creazione delle famose Cosmic Caverns, luoghi in cui le persone possono immergersi ed osservare le pareti ipercolorate e fluorescenti dei luoghi che decide di dipingere.
La prima versione della Cosmic Caverns venne realizzata nel ripostiglio dell’appartamento di New York condiviso con l’artista Keith Haring nel 1981. Dopo questo primo esperimento, Kenny Scharf ha trasformato scantinati, gallerie, musei, camper e valigie in un’esperienza psichedelica e multisensoriale.
La Cosmic Caverns di Kenny Scharf vuole infatti immergere lo spettatore in un universo popolato da tag, detriti, oggetti quotidiani, personaggi dei cartoni animati, ambienti futuristici e sognanti e colori brillanti. Il mondo surreale che si viene così a creare prende vita sotto le luci nere e fluorescenti, le quali ricordano i club americani degli anni Ottanta e richiamando così ad ambienti di festa.
Il Pop Surrealism di Scharf
Kenny Scharf ha sviluppato uno stile artistico distinto e unicamente personale sia nei dipinti che nelle sculture. Nelle sue opere ricorrono riferimenti alla cultura popolare, come l’appropriazione di personaggi dei cartoni animati dei Flintstones e dei Pronipoti, nonché di creature antropomorfe immaginarie.
Attraverso diverse composizioni estatiche e colori abbaglianti, Scharf presenta un’esperienza visiva coinvolgente, intima e fresca al tempo stesso. Per spiegare le sue opere, l’artista ha coniato il termine “Pop Surrealist” per descrivere la sua pratica unica nel suo genere.
La produzione artistica di Scharf si caratterizza anche per la realizzazione di sculture. L’artista decide di fondere l’arte tribale all’interno delle proprie sculture arrivando a realizzare delle sculture tribali, le quali vennero presentate per la prima volta durante il celebre progetto Luna Luna del 1987 in una manifestazione. Durante la manifestazione Scharf, insieme ad artisti del calibro di Basquiat, Haring, Lichtenstein e Dalì, realizzerà delle opere monumentali in dialogo con tutte quelle degli altri artisti in rassegna.
L’amicizia con Jean-Michel Basquiat
L’amicizia con Jean-Michel Basquiat, conosciuto nelle serate underground della New York degli anni ‘80, influirà molto in quel periodo su Scharf, che parteciperà proprio nel 1984 insieme all’artista afro-americano alla mostra American Neo Expressionists al The Aldrich Museum of Contemporary Art.
Il ritorno all’arte figurativa consentirà a Scharf e Basquiat di partecipare alla mostra Figuration Libre France/USA, organizzata a Parigi all’ARC Musée d’art moderne, nel cui catalogo Scharf teorizzò una vera e propria “religione”, il Jetsonism, composta da un linguaggio in codice alieno, con simboli tribali conoscibili solo dall’artista e da chi decide di aderire al suo movimento.
È in questi anni che Kenny Scharf conierà il nome della storica Fun Gallery, ovvero uno spazio espositivo diretto da Patty Astor in cui verranno organizzate le prime mostre di Basquiat, Scharf e Haring. Questi simboli tribali verranno raffigurati per sempre dall’artista in tutte le opere ispirate alla sitcom animata I Pronipoti.
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